Patrimonio e post-sisma, la lectio di Montanari

Una vera e propria lectio magistralis quella che il professor Tomaso Montanari ha tenuto lunedì 27 novembre a Camerino per presentare il volume “Adesso che fai? Vai via?” di cui ha curato la prefazione per l’editore e fotografo Claudio Ciabochi.
Con sguardo acuto e lungimirante ha tracciato il quadro del post-sisma tra emergenze del patrimonio, del territorio e dei residenti: una visione netta e sensata degli interventi da mettere in opera e dei rischi da evitare. Dalla ricostruzione senza se e senza ma alla necessità di ricondurre beni e persone nelle aree colpite, che altrimenti rischierebbero lo spopolamento e l’abbandono, come in parte già accaduto a L’Aquila.
L’Italia ha una secolare tradizione culturale di ricostruzioni, la cui necessità e il cui valore sono stati sempre riconosciuti nel corso dei secoli. Lo stesso Raffaello, ha ricordato Montanari, dovendo eseguire una pianta della Roma imperiale, si misura con la cultura classica e attraverso la contemplazione delle rovine comprende che è quanto mai necessario riunire il presente al passato, per costruire il futuro (così come dirà al Papa).
Operazione, anzi riunione, che l’Italia deve compiere proprio all’indomani della guerra, che ha lasciato un paese ferito, distrutto, da ricucire nell’identità e completamente da ricostruire.
Ricostruire dunque, sembrerebbe qualcosa di banale e scontato per un paese come il nostro, e forse lo sarebbe stato se il sisma avesse colpito grandi simboli culturali e identitari, grandi città note a tutti, distretti popolosi. E invece no: ha colpito il recondito Appennino, con pochi centri e poco popolati, un cuore verde che gli italiani non conoscono e fanno ancora fatica a collocare geograficamente.
Ma è proprio quel cuore segreto, quella provincia nascosta tra le montagne, a rappresentare meglio di qualunque grande città d’arte, il vero spirito delle mille Italie di cui si compone il Bel Paese: lo stile di vita, il patrimonio incommensurabile, lo slow food, il buon vivere che tutti ci invidiano e tutti ricercano quando sono in Italia.
Quella di Camerino e dell’Appennino per cui, non è una richiesta d’aiuto, sottolinea Montanari, ma un’offerta d’aiuto al paese per ritrovare quel senso profondo che ci rende unici al mondo.
“Salvare Camerino non serve solo a Camerino ma a tutta l’Italia”.

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