L’articolo 3 e la guida turistica globale

Quella dell’articolo 3 della legge europea 2013 (A.C. 1327) è la storia di un turismo improntato all’approssimazione, allo svilimento e alla deregolamentazione della professione di guida turistica. Tale legge già approvata dalla Camera dei Deputati il 31 luglio scorso, dispone che tutti i cittadini europei, abilitati come guide in un paese membro dell’Unione possano esercitare la professione sull’intero territorio italiano senza bisogno di ulteriori autorizzazioni o certificazioni, mentre non dispone che sia valida la stessa norma per le guide italiane. Qualche altra precisazione: in Italia la professione di guida turistica ha validità provinciale o regionale, il titolo viene conseguito solo in seguito ad una serie di esami, per lo svolgimento dei quali vengono banditi dei concorsi non troppo frequenti, e la materia è di competenza dello Stato e delle Regioni. A questo punto sorgono innumerevoli dubbi: se e come verranno garantiti gli standards qualitativi delle guide europee operanti in Italia ma residenti in altri paesi europei, delle quali non verranno verificate le conoscenze relative al nostro patrimonio, se le guide italiane avranno diritto ad un’estensione a livello nazionale e internazionale, se le leggi regionali dovranno essere abrogate creando un caos normativo sulle modalità di reclutamento e di accreditamento dei professionisti. Dubbi che ad oggi rimangono ancora senza risposta: da questa estate però è iniziata la battaglia degli oltre 40.000 addetti ai lavori e delle associazioni di categoria, Federagit in prima linea. Obiettivo: ottenere un emendamento al Decreto Cultura con il quale prorogare l’attuale legislazione vigente in attesa di un completo riordino normativo della professione. Una professione delicata, strategica e problematica: ad oggi l’applicazione territoriale estremamente frammentata ha creato sicuramente non poche complicazioni per l’incoming del nostro paese, ma non sembra certo possibile ovviare al problema creando l’utopistica figura OGM di un professionista in grado di illustrare più di 200.000 beni culturali (solo quelli censiti) dalla preistoria all’arte contemporanea, da Aosta a Catania, dalle Alpi a Pantelleria. Ricordiamo anche che circa il 90% delle guide sono laureate, nonostante tale titolo non sia richiesto: situazione che dimostra comunque la difficoltà di ottenere una qualifica in genere conseguita dal 10% degli aspiranti candidati e che sottolinea l’imprescindibile necessità di pre-requisiti e competenze difficilmente acquisibili senza una formazione specifica e senza una conoscenza capillare del territorio. La strada tracciata dall’articolo 3 sembra invece lasciar passare il messaggio per cui fare una visita guidata implichi semplicemente il riportare notizie lette su qualche guida turistica o nel web senza la necessità di conoscere realmente un territorio, di viverlo e di narrarlo condividendo emozioni ed esperienze autentiche con chi non lo conosce. E questo i professionisti lo sanno bene: guidare non significa banalmente trasmettere informazioni e date, ma raccontare un luogo, la sua gente, le sue tradizioni, le sue abitudini, e perchè no, i suoi vizi e le sue virtù. Far sentire i visitatori non dei semplici ospiti, ma dei residenti. E questo è il tipo di esperienza che oggi molti cercano anche tramite canali alternativi come www.rentalocalfriend.com o www.lookals.com: conoscere un luogo insieme a residenti e a guide locali in grado di coniugare e condividere la propria professionalità e la quotidianità spese nel territorio che raccontano. Ma quella della guida diventerà allora una professione talmente globalizzata da estinguersi? Il ruolo giocato dal turismo a piedi e dalle guide è stato di recente sottolineato dal convegno dedicato al tema, nel salernitano, oltre che dalla collaudata Giornata Nazionale del Trekking Urbano, che continua a riscuotere grande successo. Nonostante la comunicazione 2.0 crediamo che le persone amino ancora ascoltare una guida turistica e questo probabilmente accade perchè la magia di un racconto, di una storia, di una leggenda o di un aneddoto non passa attraverso una guida cartacea, né attraverso un Qr-code o una App, ma viaggia sul filo di una voce appassionata, di un sorriso o di una risata.

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