Non chiamatelo Indiana Jones, per carità!

Attivitá didattica per sdoganare il fuorviante seppur immortale mito dell’archeologo col frustino!

É vero in molti casi é anche colpa di Indiana Jones se alcuni di noi hanno deciso di fare gli archeologi da bambini, ma poi da grandi, quando ci viene posta la fatidica domanda “che lavoro fai?” subito cerchiamo di scongiurare lo sguardo trasognato del nostro interlocutore e il suo “wow” incosapevolmente immotivato. Del resto non é colpa sua, e tutto sommato nemmeno di Harrison Ford, se nell’immaginario collettivo la vita dell’archeologo é solo un susseguirsi di avventure e viaggi, scoperte meravigliose e storie incredibili.
Senza dubbio é un lavoro dinamico e stimolante, ma molti luoghi comuni vanno sfatati, specialmente con i giovani e giovanissimi studenti delle scuole. Ed é quello che anche noi cerchiamo di fare attraverso le attivitá didattiche sulla metodologia di scavo e sulla tecnica del rilievo.indiana jones a scuola_archeomega

Per quasi tutti infatti il lavoro dell’archeologo consiste esclusivamente nello scavo, associando dunque la sua figura a quella di uno “scopritore”. Di sicuro le capacitá investigative sono fondamentali, sia in fase di scavo nella lettura della stratigrafia e delle testimonianze materiali, sia successivamente nell’interpretazione dei dati raccolti in relazione a tanti altri elementi.
Ma che cos’altro fa l’archeologo?
Beh prima di iniziare uno scavo studia tutto quello che interessa quel particolare sito: la storia del luogo, le testimonianze esistenti (letterarie, epigrafiche, archeologiche…), la topografia e la cartografia, la storia degli studi e degli scavi (se ne sono stati fatti in precedenza).
E durante lo scavo?
Non soltanto scava, ma documenta in tempo reale quanto viene portato alla luce attraverso rilievi, fotografie, video, schede e qualunque altro mezzo possa essere necessario.
E finito lo scavo?
Continua a studiare e ad analizzare quanto é stato trovato, cercando confronti e proponendo interpretazioni di quel particolare sito.
Insomma potremmo definirlo uno scienziato dell’antichitá che attraverso studi accurati, indagini archeologiche, e la raccolta di tutte le testimonianze esistenti, formula ipotesi ricostruttive.
Insomma non chiamatelo Indiana Jones, ragazzi: non va in giro con frustino e armi, non uccide nessuno e non si caccia nei guai! Puó viaggiare molto, trovarsi a lavorare in condizioni difficili, sta molto all’aria aperta, fa un lavoro parecchio faticoso ma é uno studioso!
E in quanto tale si pone sempre delle domande alle quali cerca di dare delle risposte.
E una delle prime domande che ci poniamo con gli studenti é…ma come scava l’archeologo?
Secondo un metodo scientifico che si chiama metodo stratigrafico. Ma come possiamo spiegarlo a ragazzi o a bambini che alla parola strato pensano piú che altro agli strati di una torta? Esattamente cosí….l’esempio classico e piú usato é proprio quello della torta!
Strati di storia si sono accumulati nel corso del tempo e come in una torta quello che vediamo in superficie, cioè la panna, é quello più recente, …mano a mano che si scende verso il basso si va sempre più indietro nel tempo a scoprire ciò che è più antico.
Insomma una fetta di torta é una stratigrafia dove voi potete vedere tutta la sequenza degli strati della storia “della torta” in verticale, mentre per capire come scava un archeologo dovete immaginare di smontarla in orizzontale strato dopo strato. Prima di tutto toglierete la panna che é stata messa sopra e intorno per decorare, poi toglierete lo strato più superficiale di pan di spagna, poi toglierete lo strato di crema, poi l’altro pan di Spagna poi quello di cioccolato, poi ancora il pan di Spagna e cosí via fino ad arrivare al piatto.
Ma non é sempre cosí semplice in archeologia dove gli strati non sono mai piatti e orizzontali come una torta!
Gli strati possono essere di origine naturale o creati dall’azione dell’uomo.
Anzi possiamo dire che ad ogni sua azione corrisponde uno strato, non necessariamente orizzontale, come ad esempio la panna che é stata spalmata tutto intorno il bordo.
Mettiamo inoltre che qualcuno di voi non resista e faccia un buco nella torta con il dito per assaggiarla….quel buco in archeologia é uno strato, anche se verticale e in negativo perché indica un’azione e ci racconta la storia della torta e della persona golosa che l’ha bucata!
Troppo complicato? per ora fermiamoci qui e pensiamoci su….ne riparliamo insieme in museo o a scuola 😉

Lascia un commento