Valorizzare i beni culturali: abroad do it better

La mostra del British Museum “Life and Death. Pompeii and Herculaneum” conclusasi a settembre, ci ha dimostrato ancora una volta come non siano semplicemente i beni culturali in se stessi ad attrarre visitatori ma la capacità di comunicarli, divulgarli e creare un immaginario intorno ad essi nel quale identificarsi. Unite il tutto ad un efficace piano di marketing e ad una visione imprenditoriale che permette al museo londinese di autofinanziarsi al 60%, attingendo per il solo restante 40% a contributi governativi, ed otterrete i numeri che la mostra evento su Pompei ha raccolto. 11 milioni di euro in 6 mesi con poco più di 200 reperti, conservati nei nostri magazzini e prestati gratuitamente per l’occasione: fermo restando che per la città vesuviana si tratta di una vetrina incredibile, qualche riflessione sembra doverosa. In primis quella di rivalutare il nostro primato culturale sul quale ci siamo adagiati da sempre, credendo che dall’alto dei nostri 49 siti Unesco, delle nostre evidenze monumentali, dei nostri musei, della nostra storia e tradizione, non fosse necessario investire nella valorizzazione. La straordinaria “quantità” di beni culturali in Italia pone sicuramente innumerevoli problematiche dal punto di vista della tutela e della conservazione, ma è giunto il momento di considerare questa quantità anche come una risorsa turistica ed economica. Come ha sottolineato ai microfoni di Radio 3, Magda Antonioli Origliano, direttore del Master in Turismo alla Bocconi, la sola Annunciazione di Leonardo portata in Giappone qualche anno fa, ha totalizzato in 5 mesi gli stessi visitatori degli Uffizi. Considerazioni analoghe si possono fare anche dal punto di vista turistico nel Sud Italia: secondo un’analisi di Federculture infatti gli arrivi stranieri in tutte le regioni del Mezzogiorno, nonostante l’incredibile patrimonio culturale di cui dispongono, sono pari a quelli della sola Toscana. Insomma non dovrebbe essere così difficile far innamorare del nostro patrimonio gli stranieri, che peraltro già lo sono in gran parte: sempre sulla scia del British anche al Getty Museum è stata da poco inaugurata una mostra “The last days of Pompeii” che ruota attorno all’evento vesuviano, prendendo in analisi le influenze e le suggestioni che la città romana ha lasciato nell’immaginario antico e moderno di artisti di ogni epoca, da Piranesi a Warhol, da Ingres a Dalì. E quello stesso immaginario nel quale ci riconosciamo dovrebbe essere tenuto vivo, tramandato e solleticato con nuovi spunti ed impressioni: e anche in questo il museo londinese ha fatto centro, inserendo nel sito dell’evento non classiche locandine, ma video e foto che raccontano scene di vita, emozioni e persone. Oltre ad aver autoprodotto con soli 100.000 euro un film in uscita a fine novembre!

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